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LA GUERRA E' ALLE PORTE

Scopo di questo secondo appuntamento con la storia europea è quello di capire gli avvenimenti immediatamente precedenti la I Guerra Mondiale. Abbiamo analizzato in precedenza le motivazioni interne e di politica estera che avevano portato, attraverso gli accordi diplomatici fra le potenze europee ai due schieramenti contrapposti costituiti dalla Triplice Alleanza (Germania, Austria-Ungheria e Italia) e dalla Triplice Intesa (Francia, Inghilterra e Russia).

Estraneo a questi accordi rimaneva l’Impero ottomano, il “grande malato” dello scenario europeo, i cui territori balcanici erano nelle mire espansionistiche di Austria-Ungheria, Russia (panslavismo) e Serbia.

Le guerre immediatamente precedenti il primo conflitto mondiale sono: la guerra di Libia (1911-1912) che vede coinvolta l’Italia che attacca l’Impero ottomano e conquista la Libia e il Dodecaneso; e le due guerre balcaniche concluse nel 1913. Nella prima, la Serbia, la Bulgaria e la Grecia attaccano i turchi e ne conquistano quasi tutti i territori europei, mentre la seconda vede coinvolti i vincitori della prima guerra balcanica con l’ausilio della Romania contro la Bulgaria per ridefinire i territori appena conquistati. Da questa guerra nascerà come stato indipendente l’Albania.

Queste due guerre sanciscono il definitivo declino militare e politico dell’Impero ottomano e la sua imminente scomparsa con la fine del conflitto mondiale. Oltre la fine dell’Impero ottomano, la prima guerra mondiale sancirà la fine dei grandi imperi europei: quello tedesco, quello austro-ungarico e quello russo.

I contrasti fra i vari stati sono sempre più accesi con l’inizio del XX secolo, e sempre di più cresce l’attesa per un evento che sembra ormai inevitabile e auspicato da molti come unico modo per perseguire i propri obiettivi di potenza e di dominio sugli altri stati: la guerra.

In Germania si diffonde il pensiero del “diritto alla guerra” ed il sogno di infrangere la supremazia inglese sui mari, in Francia si sente “stimolante l’idea di una rivincita” con la Germania che le aveva sottratto le regioni della Lorena e dell’Alsazia dopo la guerra franco-prussiana, in Russia si vogliono fare i conti con “il nemico mortale” cioè l’Austria-Ungheria.

L’opinione pubblica di tutta Europa (soprattutto i giovani), influenzata dai discorsi pieni di odio dei monarchi, dei vertici militari e di una gran parte dei politici, attende con incosciente entusiasmo lo scoppio della guerra. Nessuno di coloro che saranno chiamati a combattere ha un’esperienza diretta della guerra: l’ultima tra le potenze occidentali in Europa fu quella del 1870. Per molti giovani la guerra rappresenta un improvviso tuffo nel romanticismo, un’avventura selvaggia e virile, ed i giovani non vogliono perdere questo avvenimento meraviglioso ed eccitante. I politici lodano con enfasi retorica “la morte eroica”, i filosofi scrivono che la guerra fornisce una “tempra d’acciaio” che consolida e rafforza, i sacerdoti danno la loro benedizione alle truppe in partenza.

Ognuno esalta la propria nazione, che diviene, idealmente la personificazione di ciò che è grande e nobile, mentre nel nemico si vede il barbaro capace di ogni male e di ogni bassezza. In questa esaltata ondata di euforia per la guerra, le poche timide voci moderate dei neutralisti, in genere di area socialista, non trovano alcun ascolto.

L’attentato di Sarajevo all’arciduca Francesco Ferdinando, compiuto dallo studente bosniaco Princip, il 28 giugno 1914 sembra quindi il pretesto adatto per innescare il conflitto.

La notizia dell’attentato viene accolta in Serbia con entusiasmo, e lo stesso governo serbo viene ritenuto dall’Austria almeno indirettamente responsabile dell’atto terroristico, in quanto, pur avendone sentore non adotta nessuna misura per prevenirlo, anche se non direttamente coinvolto. A dire il vero, anche in Austria si riteneva presumibile un attentato ma non si fa nulla per prevenirlo, forse a causa delle idee dell’arciduca di estendere anche agli slavi il regime di parità già concesso agli ungheresi nel 1867.

L’attività diplomatica per scongiurare la guerra parte al rilento, si fa più intensa solo dopo l’ultimatum dell’Austria verso la Serbia (23 Luglio), ma sarà troppo tardi.

L’Austria è interessata a stroncare sul nascere ogni manifestazione indipendentistica delle minoranze slave interne, vista la composizione plurinazionale dell’impero, teme una particolare attrazione verso i serbi da parte dei nazionalisti slavi.

Inizialmente la Germania mise in guardia l’Austria-Ungheria da passi affrettati, ma poi mutò opinione e si giunse alla convinzione di non dover ostacolare una azione militare contro la Serbia anche se c’era il rischio di provocare in tal modo una conflagrazione europea generale, convinti che nel giro di pochi anni non ci si potesse difendere dalla forza esplosiva della Russia (“bisognava far presto”).

Il tentativo di avvicinamento all’Inghilterra era fallito, essa stava per passare definitivamente nel campo nemico.

Si decise una condotta intermedia, una guerra locale tra Austria e Serbia per fare il banco di prova della volontà bellica della Russia (correre il rischio di un grande conflitto europeo, senza però provocarlo).

Essa avrebbe dato il suo appoggio all’Austria e se la Russia fosse intervenuta a protezione della Serbia, si pensava che la Francia e l’Inghilterra, che non avevano interessi nella regione balcanica, non sarebbero intervenute, avendo pure la possibilità di accusare la Russia di aver scatenato la guerra.

In Russia, intuito che il momento era critico, si consigliò alla Serbia di evitare qualsiasi iniziativa che potesse essere considerata provocatoria per evitare di fornire ulteriori appigli per riaprire le questioni balcaniche, ma si era altrettanto decisi a non ammettere in nessun caso un’azione austriaca che violasse l’integrità e la sovranità della Serbia.

La Francia non era propensa ad una guerra, impreparata militarmente,  inoltre nelle settimane cruciali della crisi, il governo francese era paralizzato in quanto il presidente ed il primo ministro erano assenti per visite ufficiali a Pietroburgo, Stoccarda e Copenaghen. Comunque non avrebbe potuto astenersi dall’entrare in guerra in quanto nel 1912 era stata estesa la validità dell’alleanza con la Russia nel caso di una guerra nei Balcani.

A Londra si era impegnati con i problemi legati all’incombenza di una guerra civile in Irlanda e si dedicò, inizialmente, scarsa attenzione al conflitto austro-serbo, anche se, in un primo tempo, si era disposti a concedere all’Austria il diritto ad una certa soddisfazione, tanto più che non si nutriva alcuna simpatia nei confronti della popolazione serba.

Temendo però un conflitto europeo generale si cercò di frenare l’azione austriaca cercando di togliere alla Russia il pretesto per intervenire, ma, nel caso che non si potesse evitare, era deciso l’intervento dalla parte di Russia e Francia.

Nonostante l’ammonimento, da parte della Russia, che non avrebbe tollerato un’azione austro-ungarica contro la Serbia, il 23 Luglio, da parte austriaca, venne emanato un ultimatum con il termine di 48 ore, che chiedeva alla Serbia piena soddisfazione per l’attentato e misure contro il movimento di estremista che l’aveva progettato, alla realizzazione di tali misure avrebbero dovuto partecipare autorità dello stato austro-ungarico.

La Serbia accetta l’ultimatum austriaco con una nota del 25 Luglio (su consiglio delle potenze dell’Intesa) avanzando solo alcune riserve su pochi punti (2 su 10), ma nonostante ciò il 28 luglio l’Austria-Ungheria tronca ogni rapporto con i serbi. Contemporaneamente la Germania rifiuta l’esortazione dell’Inghilterra ad affidare la questione serba ad una conferenza di grandi potenze. Solo la sera del 27 Luglio Bethmann Hollweg, primo ministro tedesco, muta la linea politica suggerendo con insistenza al governo austro-ungarico di accordarsi con la Russia sui limiti e le finalità dell’imminente azione militare contro la Serbia. Ma questa esortazione non ha seguito a causa della mobilitazione parziale della Russia contro l’Austria e alla conseguente mobilitazione totale della Austria-Ungheria del 29 Luglio. Entra quindi con prepotenza in gioco il ruolo dei militari, i quali ritengono ormai inutili ulteriori negoziati tra le potenze e sono pronti alle ostilità indipendentemente da quanto avrebbero deciso i diplomatici. Bethmann Hollweg cerca di prendere tempo con i vertici militari, ma la richiesta di sospendere i preparativi di mobilitazione della Russia cade nel vuoto, così come il tentativo di trattare la neutralità dell’Inghilterra.

La mattina del 31 Luglio in Germania giunge un'offerta inglese di mediazione ma contemporaneamente la notizia della mobilitazione totale in Russia che vanifica qualsiasi margine di trattativa. Solo la Francia può ora indurre la Russia ad evitare il passo fatale, ma il primo ministro non fa nulla in questo senso.

Dal 31 Luglio la Germania è preparata alla guerra, il governo tedesco presenta immediatamente gli ultimatum alla Russia ed alla Francia seguiti dalla dichiarazione di guerra alla Russia. Venuto meno il 1 Agosto l’ultimo barlume di speranza che l’Inghilterra potesse rimanere neutrale se la Germania rinunciasse ad attaccare la Francia. Il 2 Agosto la macchina bellica tedesca si mette definitivamente in moto anche a occidente.

L’invasione del Belgio da parte dei tedeschi fornisce all’Inghilterra il pretesto per l’entrata in guerra a fianco di Russia e Francia. Il 4 Agosto l’Inghilterra dichiara guerra al Reich Tedesco. Iniziò così la più grande carneficina che il mondo avesse visto fino a quel momento.

 

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