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“Un vero macello, la confusione era assoluta, decidemmo di fare qualcosa. Ci lanciammo oltre il parapetto e ci trovammo nella terra di nessuno, era una specie di inferno sulla terra. Da ogni parte si levavano i lamenti dei feriti, troppo numerosi per essere portati via, il fuoco nemico era troppo intenso e pressante ... "

Così scriveva il soldato Sidney Donnan, del14° Field Company Engineers.

Mercoledì 19 luglio 1916, l'attacco a Fromelles, fu la prima grande battaglia combattuta dalle truppe australiane sul fronte occidentale. La quinta divisione, che intraprese l'attacco, era composta da veterani di Gallipoli e rinforzi (novellini) appena arrivati dai campi di addestramento. L'attacco, doveva essere uno stratagemma per trattenere le riserve tedesche ed impedirgli di raggiungere la Somme, dove l'offensiva primaria alleata era iniziata il 1° luglio, fallendo nei suoi obiettivi e provo- cando innumerevoli vittime.

Il 2 ° tenente Waldo Zander, ufficiale del 30° Battaglione di Sydney, ricorda quanto fossero confuse le comunicazioni e i messaggi inviati a lui e ai suoi uomini prima dell'attacco di Fromelles. Nono- stante gli appelli per mantenere il segreto sull’imminente azione, aveva sentito dei cittadini francesi conversare chiedendosi quando sarebbe stato il grande giorno.

La battaglia non fu la sorpresa che gli alleati speravano. Punti di osservazione tedeschi abilmente nascosti, camuffati tra gli alberi, osservavano le aree in cui si assembravano le truppe e i materiali.

La Quinta Divisione sotto il comando del Maggiore Generale James McCay iniziò la battaglia di Fromelles alle ore 18:00. La visibilità era ottima e ciò giocò a favore delle truppe difensive tedesche della sesta divisione della riserva bavarese, un'unità forte, ben disciplinata e con esperienza.

Nel loro primo vero attacco al fronte occidentale, gli australiani si lanciarono con decisione e nonostante abbiano sofferto terribili perdite si comportarono bene, nella prima fase superarono la prima linea tedesca. Avanzarono ulteriormente e sfondarono anche la seconda linea. Operando su informazioni ritenute attendibili dell'intelligence sulle posizioni tedesche, gli australiani si lanciarono in un attacco con l'obiettivo di conquistare la terza e ultima linea tedesca. Gli uomini impegnati nell’attacco si trovarono a fare un amara scoperta, scoprirono che non esisteva una terza linea tedesca. Quelle che l’intelligence basandosi sulle ricognizioni aeree pensava fossero una terza linea difensiva di trincee, si rivelarono fossi fangosi, canali per l’irrigazione agricola. Gli australiani presi alla sprovvista da questa situazione si fermarono creando postazioni difensive come meglio poterono in una posizione palesemente indifendibile. Gli uomini lavorarono per consolidare il terreno fangoso conquistato, cercando di riempire i sacchi di sabbia con il fango colloso per formare un parapetto. Le mitragliatrici e il fuoco dei fucili tedeschi abbatterono molti di quelli che cercavano di portare munizioni e rifornimenti. Il combattimento proseguì nella notte, l'oscurità portò una breve tregua. Agli australiani fu ordinato di resistere in posizioni sempre più impossibili, verso la mezzanotte, altri uomini furono riversati nella battaglia. L'artiglieria non poteva fornire abbastanza copertura in quanto aveva difficoltà a localizzare le rispettive linee di battaglia. A volte il bombardamento fu efficace spezzando i contrattacchi nemici, ma a volte i colpi caddero sulle posizioni australiane. Il campo era ricoperto di corpi, i feriti Inglesi e Australiani si lamentavano, gridavano, piangevano ma nessuno poteva andare a recuperarli. Davanti a loro si trovava una formidabile collina artificale dalla forma di un pan di zucchero (Sugar Loaf ). Gli australiani non conoscevano le posizione del nemico e nemmeno quelle degli amici, a stento erano in grado di riconoscere la loro posizione, dove prima si trovava una compagnia inglese un attimo dopo si trovavano i tedeschi all’attacco, la situazione era insostenibile. l’unica possibilità di far cessare il fuoco era espugnare la posizione ”Pan di Zucchero” e quindi attaccare.

Quando gli australiani fecero il loro assalto alle postazioni difensive del "Sugar Loaf", posizione descritta come "un bastione in cemento armato irto di mitragliatrici", furono quasi decimati, in poco meno di quindici minuti dall'aver lasciato le loro linee. Il caporale Hugh Knyvett del 59 ° battaglione annotò sul suo diario: "Per rendere una vaga idea del macello su quel terreno bisognerebbe raggruppare le riserve di un migliaio di macellerie, tagliarle, spezzettarle e sparpagliarle sul terreno... ".

I tedeschi uscirono pressochè indenni dal fuoco preparatorio dell’artiglieria britannica. Le forze Inglesi attaccando da sud la postazione "Sugar Loaf" subirono lo stesso trattamento riservato alle truppe australiane, abbattute come il grano che cade sotto la mietitrice.

Un secondo assalto coordinato dagli inglesi per prendere il "Pan di Zucchero" portò a un altro attacco frontale australiano che fu respinto energicamente dai tedeschi. Anche qui fu un macello, gli inglesi avevano deciso di annullare l'attacco ma tragicamente l’informazione non venne comu- nicata in tempo alle unità australiane che si trovarono senza copertura davanti a uno sbarramento di rabbiose mitragliatrici.

La mattina del 20 luglio le unità australiane devastate e sconfitte si ritirarono dal campo di batta- glia tornando alle loro linee trincerate arretrate. La gran parte dei morti lasciati sul campo furono recueprati e sepolti in una fossa comune dai tedeschi. Nei tre giorni successivi all’attacco i feriti che ancora si aggrappavano alla vita furono recuperati dai tedeschi e trasportati in zone “tranquille” permettendo agli Australini di recuperarli. I morti che si trovavano nella terra di nessuno non furono recuperati e rimasero sul terreno per due anni. Alla fine della guerra gli australiani tornaro nella terra di nessuno, nello stretto settore ad ovest del fiume Laies e ad est del Sugar Loaf Salient, i teschi, le ossa e le divise strappate erano ovunque. La quinta divisione australiana aveva perso 5.533 uomini nell'azione di una notte, e le perdite inglesi ammontavano a 1.547. I dichiarati "dispersi" 1.299. La maggior parte dei prigionieri presi dai tedeschi erano australiani, più di 470 uomini.

Quella che doveva essere un operazione diversiva per impegnare le riserve tedesche ed impedirgli di raggiungere il forte delle truppe a la Somme, si tramutò in quelle che ancora oggi vengono considerate come le peggiori 24 ore della storia militare australiana.

Harold Edward Elliott (conosciuto anche come “Pompey”) comandante della quinta Divisione, descrive visceralmente la battaglia di Fromelles come un "aborto tattico". Quando il comandante Elliot salutò i suoi uomini al rientro dalla battaglia, fu visto con le lacrime che gli rigavano il viso. Pompy era un leader militare carismatico, controverso e di grande successo. Era il più famoso generale combattente Australiano, riverito dai suoi uomini e famoso anche al di fuori della sua formazione, molto più di qualsiasi altro comandante australiano. Nel 1931 Elliot da tempo sofferente di “probemi mentali” (oggi probabilmente diremmo affetto da stress post traumatico), si tolse la vita. Molti dei suoi più stretti amici sostennero che la sua prematura scomparsa fu dovuta alla disfatta di Fromelles, considerando Harold Edward Elliott come l’ultima vittima di quelle tragiche ore.

Nella foto scattata il 9 agosto 1918, vediamo Harold Edward Elliott davanti a una baracca di comando tedesca catturata nei dintorni di Harbonnieres (Somme).

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